Composizioni contro il tempo, opere senza tempo
Quando, nel 1841, Robert Schumann dedicò la sua attenzione alla musica per orchestra, era evidente che ormai il pianoforte non riusciva più a contenere le sue esigenze compositive. In quell’anno, oltre alla Prima Sinfonia, Schumann scrisse l’Ouverture, Scherzo e Finale, con l’intento di rimodellare liberamente secondo lo spirito romantico il genere sinfonico. Proprio per questo motivo, non volle chiamare il brano «Sinfonia» e, dopo aver pensato di definirla Suite, optò per un titolo consistente nella semplice elencazione dei tre movimenti, poiché nessuno dei generi musicali tradizionali corrispondeva alla sua struttura e al suo carattere.
Tra il 1827 e il 1828 l’ancora diciassettenne Fryderyk Chopin compose le Variazioni su una delle più celebri arie del Don Giovanni mozartiano, eseguendole con enorme successo a Vienna. Fu proprio in riferimento a questa composizione che Robert Schumann, nel 1831, pronunciò il suo celebre giudizio: «Giù il cappello, signori, un genio! Un’opera! Chopin, non ho mai udito questo nome, ad ogni modo è un genio».
Nel 1830, in occasione del terzo centenario della Confessione protestante di Augusta, il giovanissimo Felix Mendelssohn scrisse una sinfonia, che sperava di far eseguire in occasione dei festeggiamenti in programma a Berlino il 25 giugno di quello stesso anno. La composizione si protrasse più a lungo del previsto e Mendelssohn, già celebre come direttore, la eseguì solo nel 1832. La sinfonia non fu poi stampata e si dovette aspettare il 1868 per averne la prima edizione, ben ventun’anni dopo la morte di Mendelssohn. Fu così che la Riforma, come generalmente è chiamata questa sinfonia, diventò la Quinta di Mendelssohn, pur essendo in realtà la seconda per ordina di composizione.













