Note di storia musicale: trasformazioni e riscoperte
Nel 1903 Jean Sibelius aveva composto le musiche di scena per Kuolema (La morte), un testo teatrale scritto dal cognato Arvid Järnefelt incentrato sulla vicenda di un ragazzo che veglia la madre morente, ma il dramma ebbe scarso successo. L’anno seguente, Sibelius riprese il primo dei sei pezzi, «Tempo di Valse lente – Poco risoluto», e lo riochestra con l’aggiunta di qualche fiato e i timpani; presentato come Valse Triste il 25 aprile 1904 a Helsinki riscosse da subito il consenso del pubblico.
Quattro anni dopo la morte di Stalin, nel 1957, Dmitrij Šostakovič compose uno dei brani più brillanti della sua produzione. Dopo anni di terrore, cui il compositore aveva contrapposto pagine drammatiche e potenti, pur senza perdere la sua ironia, l’improvviso (e momentaneo) disgelo gli permise di fare questo dono in occasione del diciannovesimo compleanno del figlio Maksim, che eseguì il concerto per la prima volta nello stesso anno, a conclusione dei suoi studi al conservatorio di Mosca.
Quando Robert Schumann giunse a Vienna nel 1839, dopo una visita alle tombe, affiancate, di Ludwig van Beethoven e Franz Schubert, decise di recarsi a casa del fratello di quest’ultimo, Ferdinand. «Mi fece vedere alcune composizioni (veri tesori!) del fratello Franz Schubert, che ancora si trovano nelle sue mani. La ricchezza che ivi giaceva ammucchiata mi fece fremere di gioia; dove mettere prima le mani, dove fermarsi? Fra l’altro, mi vennero mostrate le partiture di parecchie sinfonie, molte delle quali non sono ancora state eseguite, anzi spesso furono messe da parte, dopo ritoccate, perché troppo difficili e troppo ampollose». Così, Schumann convinse Ferdinand Schubert a spedire alla direzione dei concerti del Gewandhaus di Lipsia – cioè a Felix Mendelssohn – quelle perle nascoste, tra cui la Nona Sinfonia, detta La Grande, che da allora entrò nel repertorio delle più importanti orchestre.













