18/02/19

Ion Marin - Direttore

Classicità viennese

La vicenda di Coriolano, narrata da Plutarco nelle Vite parallele, aveva già ispirato, fra le altre, l’omonima tragedia di Shakespeare, autore carissimo a Beethoven. Nonostante il relativo successo goduto al suo apparire dalla tragedia del suo amico Heinrich Joseph Edler von Collin, fu subito chiaro che la creazione di Beethoven era infinitamente superiore al dramma che pure l’aveva ispirata: E. T. A. Hoffmann, in un’entusiastica recensione del 1812, sottolineò in particolare la grandezza dimostrata da Beethoven nel riuscire a innalzare “una costruzione di grande arte con elementi estremamente semplici”.

Una serata davvero singolare fu quella che si diede il 17 dicembre 1865 a Vienna: gli Amici della Musica diedero, infatti, un programma, diretto da Johann Herbeck, dove figurò come “novità” una sinfonia composta da Schubert quarant’anni prima e sino ad allora rimasta ineseguita. Nessuno dei presenti immaginò, all’epoca, come quel concerto fosse un evento, o tanto meno comprese appieno il valore di quella musica. Fatto sta che quella sera, d’improvviso, un’anonima sinfonia in si minore in soli due tempi era diventata  l’Incompiuta di Schubert…

Beethoven impiegò quattro anni per dare veste definitiva alla Quinta Sinfonia, attraverso rifacimenti e innumerevoli ripensamenti. “Ecco il destino che batte alla porta”: una lunga tradizione vuole che Beethoven si sia espresso così, riferendosi all’’attacco della sinfonia, con le quattro note lapidarie e scultorie. Attraverso il passare del tempo, la Quinta si è imposta nel sentire comune come la più rappresentativa fra le sinfonie di Beethoven, quella che meglio esemplifica i tratti della personalità dell’autore, riassumendone l’identità tra artista e uomo. Convinzione, questa, che è certamente legata a un’immagine idealistica del Beethoven titanico, sublime e grandioso e che ignora l’elemento del gioco, dello scherzo, altrettanto presente nel sinfonismo del compositore.

  • L. V. Beethoven – Ouverture da Coriolano in do minore, op. 62

  • F. Schubert – Sinfonia n. 8 in si minore Incompiuta D 759

  • L. V. Beethoven – Sinfonia n. 5 in do minore op. 67

Domenica 13 Gennaio, ore 20:30
Teatro Auditorium Manzoni – Via Dè Monari, 1/2 (Bologna)

Biglietti

(Foto: ©Marco Caselli Nirmal)

Ion Marin
Ion Marin Direttore
Affascinante personalità della scena musicale internazionale, Ion Marin é uno dei pochi direttori attivi ai livelli più alti sia nel repertorio sinfonico che in quello operistico. E’ ospite regolare dei principali teatri d’opera del mondo e ha diretto le maggiori orchestre internazionali, tra cui Berliner Philharmoniker, Gewandhaus di Lipsia, Staatskapelle Dresda, Orchestra della Radio Bavarese, London Symphony Orchestra, Orchestre National de France, Orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia, Philharmonia Orchestra, St. Petersburg Philharmonic. Dalla stagione 14/15 è direttore ospite principale degli Hamburger Symphoniker.
La discografia di Ion Marin è enorme (oltre 40 titoli per Deutsche Grammophon, Decca, EMI, Sony, Philips) e gli è valsa tre nomination ai Grammy, il Diapason d’Or e il Premio della critica tedesca. Nel 2012 ha ricevuto il premio Echo Klassik per il bestseller di categoria. I solisti con cui regolarmente collabora sono Martha Argerich Yo-Yo Ma, Frank Peter Zimmermann, Maxim Vengerov, Gidon Kremer, Hélène Grimaud, Placido Domingo, Angela Gheorghiu, Renée Fleming e molti altri ancora. Ha inoltre potuto collaborare con personalità del calibro di Isaac Stern, Mstislav Rostropovich e Alexis Weissenberg.
Nato in Romania, Ion Marin ha studiato composizione, pianoforte e direzione d’orchestra all’Accademia di Musica George Enescu e al Mozarteum di Salisburgo. Nel 1986 ha abbandonato la dittatura rumena e si è rifugiato a Vienna cominciando una nuova vita, diventando Resident Conductor alla Staatsoper di Vienna durante la direzione di Claudio Abbado (1987 – 1991) e beneficiando inoltre della guida di Herbert von Karajan e Carlos Kleiber.
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05/11/2018

Il concerto solistico dedicato al violino fu concepito da Pëtr Il’ič Čajkovskij alla fine di uno dei periodi più fecondi della creatività del compositore; egli, infatti, non ancora quarantenne, aveva concluso, nell’arco di un triennio, il Concerto per pianoforte in si bemolle minore, il balletto Il lago dei cigni, la Quarta Sinfonia e l’opera Evgenij Onegin.

11/12/2018

Edvard Grieg contribuì in modo essenziale alla conoscenza e alla diffusione, in Europa, della musica popolare norvegese; egli fu esponente di spicco delle cosiddette Scuole nazionali che, nella seconda metà dell’Ottocento, costituirono l’elemento di novità principale della musica europea.

13/01/2019

Secondo il grande musicologo Alfred Einstein, il fatto che nella musica di Mendelssohn appaia frequentemente, nei movimenti allegri, l'indicazione “con fuoco”, oppure “appassionato” individua senz’altro un preciso gusto romantico;

25/03/2019

Nonostante Pëtr Il'ič Čajkovskij fosse un ottimo pianista, il pianoforte non fu mai al centro dei suoi interessi di compositore. Il concerto in si bemolle minore resta, dunque, l'unico lavoro pianistico entrato a far parte stabilmente dei capolavori del musicista russo;

13/05/2019

Nel 1924 il giovane George Gershwin propose un brano stupefacente, osteggiato in pari misura col successo crescente che il pubblico gli decretava. Questo perché, per la prima volta, un musicista, proveniente dal mondo extra-colto, proponeva una composizione in cui si combinavano la tradizione classica e la musica jazz, ma anche il blues. Insomma, questo brano è una vera e propria commistione di generi (musica colta e musica di consumo) e culture (bianca e nera).

2018-09-13T10:31:30+00:00